2007·03·16 - CorSera • Torno·A (Heidegger cattolico)

Heidegger cattolico


✩ (Arkbase)

INEDITI — Negli scritti giovanili il passaggio dalla teologia alla filosofia

Un profilo sconosciuto del pensatore antimodernista e vicino alla Chiesa

di Armando Torno
Corriere della Sera - (Archivio) — 16/3/2007 (16 marzo 2007), p. 57.


Nel 1972 furono pubblicati per la prima volta gli scritti giovanili di Martin Heidegger che fecero conoscere a un vasto pubblico i testi da lui elaborati tra il 1909 e il 1919. Oltre alle opere più note di quel tempo — citiamo la dissertazione per la libera docenza a Friburgo ‹La teoria delle categorie e del significato in Duns Scoto› (tradotta da Laterza) — non mancavano studi di logica, corsi e seminari su Kant, Aristotele, Fichte. È un periodo fecondo, che più tardi si arricchirà con ricerche sui mistici medievali, la fenomenologia religiosa, i rapporti tra Agostino e i neoplatonici. L’opera fondamentale, ‹Essere e tempo›, è lontana (uscirà nel 1927), così come Hitler e le polemiche che investiranno il filosofo. Nel 1980, un articolo di Bernhard Casper apparso in «Freiburger Diözesan-Archiv», dava il via alle indagini biografiche sul giovane pensatore, spostando l’attenzione sul periodo che precedeva il dottorato. Victor Farias e Hugo Ott, poi, individuavano nuovi testi e nel 2000 li pubblicavano nel volume 16 delle ‹Opere› che stanno uscendo presso Klostermann di Francoforte (102 volumi previsti, dei quali sono disponibili in tedesco poco più della metà).

Non staremo a indicarvi altre vicissitudini, diremo soltanto che Alfred Denker ha da poco scoperto alcuni scritti di Heidegger rimasti finora sconosciuti. Sono due brevi saggi, due recensioni, una dichiarazione firmata da alcuni studenti (tra i quali c’è, appunto, Martin), dei resoconti di conferenze e soprattutto cinque articoli con i quali il futuro autore di ‹Essere e tempo› polemizza — scrivendo sul foglio cattolico locale «Heuberger Volksblatt» — contro la rivista liberale edita a Messkirch «Oberbadischer Grenzbote», vero e proprio covo modernista. Saranno esaminati in un saggio di Alberto Anelli («Heidegger e il modernismo») e pubblicati in italiano per la prima volta, con una serie di considerazioni sui nuovi ritrovamenti, sul bimestrale «Humanitas», che nel prossimo numero (in uscita a fine mese) ospita appunto una sezione sul modernismo in Europa, coordinata da Maurilio Guasco. «Humanitas» è pubblicata dalla Morcelliana di Brescia e diretta da Ilario Bertoletti. Che valore hanno tali polemiche giovanili della primavera 1911, quando Heidegger aveva 22 anni? Basta dare un’occhiata ai cinque articoli per rendersi conto che qui c’è la traccia di una svolta epocale che si era dimenticata: in essi è possibile indicare il suo passaggio dalla teologia alla filosofia. Vicino ai valori tradizionali del cattolicesimo, ai gesuiti, contrario ai venti modernisti che in quegli anni spiravano nella Chiesa, apologeta del papato: ecco sommariamente il giovane Martin.

Ma c’è altro. Egli trova i mezzi per argomentare contro l’epistemologia che si fa largo nella teologia del primo ’900, contro le contaminazioni tra piano logico e psichico. Nella prima risposta «al filosofo del Grenzbote» (7 aprile 1911), che resta anonimo, Heidegger nota che come lo Stato punisce ciò che minaccia la sua esistenza e il buon costume, allo stesso modo la «Chiesa ha il diritto e il dovere di tutelare i credenti, mettendo in guardia dai pericoli che minacciano fede e morale; può perciò chiedere che i più alti beni dell’uomo possano non venire umiliati, derisi ed esposti al ridicolo da chiunque, in discorsi e scritti, liberamente e senza ostacolo». Tra l’altro, rimanda a un testo del reverendo Heiner, uscito in terza edizione a Mainz nel 1905, dove si difende il Sillabo di Pio IX. Roba da causare, già in quell’epoca, l’orticaria ai liberali (o a coloro che tali si credevano e credono). È ancora Heidegger in questa prima polemica a ricordare all’avversario di conoscere poco e male la logica: «Una cosa è il concetto di tolleranza dogmatica, un’altra quello di tolleranza borghese e un’altra ancora quello di tolleranza statale. In linea di principio, la Chiesa, come custode della verità, deve respingere l’idea secondo cui tutte le religioni sarebbero vere allo stesso modo; infatti c’è solo una verità». Di più: la frase «extra ecclesiam nulla salus» (al di fuori della Chiesa non c’è salvezza), Heidegger sottolinea che «non è enunciazione di fatto, ma un principio. Resta quindi sempre la possibilità di partecipare alla grazia della redenzione per chi si trovi nell’errore senza colpa».

Nel secondo scritto polemico (10 aprile), tra l’altro, Heidegger confuta l’idea che le ricerche dei gesuiti siano viziate dalla «non libertà di pensiero», invita l’avversario a leggere bene Kant e nota che con il suo procedere logico «non si dimostra assolutamente nulla». Peccato che il 19 aprile la replica non sia di Martin, giacché l’articolo ricorda l’impossibilità di dimostrare la derivazione dell’uomo dalla scimmia; comunque il terzo colpo è del 17 maggio di quel 1911. In esso sottolinea: «Aspetto a tutt’oggi ancora una risposta alle questioni che ho posto», facendo intendere che tutte le repliche sono di modesto parere, o meglio da «scrittori di mezza tacca». La quarta — 22 maggio — si acutizza sui concetti di conoscenza e dimostrazione; la quinta — il 31 — offre un affondo finale contro il modernismo in senso lato: «È un’affermazione insostenibile quella che identifica l’essenza della dimostrazione con l’esperimento. Dimostrare è una funzione del pensiero che si serve del comprendere, del giudicare e del concludere». Dunque: in questi frammenti c’è un giovane che sta passando alla filosofia. Il suo nome, nel volgere di qualche anno, diventerà centrale per il pensiero. Ancora oggi lo si maledice o lo si ringrazia, ma i conti con lui occorre farli. E tutto è iniziato tirando fendenti ai modernisti.


* * *

Autore e Tesi — Martin Heidegger nasce a Messkirch, nel Baden, in Germania nel 1889. Si laurea in filosofia a Friburgo nel 1913. Nel 1923 ottiene una cattedra a Marburgo, dove insegna fino al 1927, anno in cui pubblica «Essere e Tempo». Nel 1955 si ritira a Todtnauberg, dove vive fino alla morte nel 1976.

Il «Modernismo» fu un movimento di pensiero cattolico di fine ’800 che cercava una conciliazione tra filosofia moderna e teologia. Fu condannato nella enciclica ‹Pascendi Dominici Gregis› di papa Pio X del 1907.


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ANNOTAZIONI E SPUNTI
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NOTA — Gli “accapi”, non presenti nell’originale, sono stati qui aggiunti per facilitare lettura e riferimenti. Inoltre, la pagina di archivio che ci ha fatto da fonte non è malauguratamente più disponibile.


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[] la pagina originaria dell’archivio non è più disponibile.
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Heidegger cattolico

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INEDITI — Negli scritti giovanili il passaggio dalla teologia alla filosofia
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Un profilo sconosciuto del pensatore antimodernista e vicino alla Chiesa
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di Armando Torno
Corriere della Sera - (Archivio) — 16/03/2007 (16 marzo 2007), p.57.

Nel 1972 furono pubblicati per la prima volta gli scritti giovanili di Martin Heidegger che fecero conoscere a un vasto pubblico i testi da lui elaborati tra il 1909 e il 1919. Oltre alle opere più note di quel tempo — citiamo la dissertazione per la libera docenza a Friburgo ‹La teoria delle categorie e del significato in Duns Scoto› (tradotta da Laterza) — non mancavano studi di logica, corsi e seminari su Kant, Aristotele, Fichte. È un periodo fecondo, che più tardi si arricchirà con ricerche sui mistici medievali, la fenomenologia religiosa, i rapporti tra Agostino e i neoplatonici. L’opera fondamentale, ‹Essere e tempo›, è lontana (uscirà nel 1927), così come Hitler e le polemiche che investiranno il filosofo. Nel 1980, un articolo di Bernhard Casper apparso in «Freiburger Diözesan-Archiv», dava il via alle indagini biografiche sul giovane pensatore, spostando l’attenzione sul periodo che precedeva il dottorato. Victor Farias e Hugo Ott, poi, individuavano nuovi testi e nel 2000 li pubblicavano nel volume 16 delle Opere che stanno uscendo presso Klostermann di Francoforte (102 volumi previsti, dei quali sono disponibili in tedesco poco più della metà). Non staremo a indicarvi altre vicissitudini, diremo soltanto che Alfred Denker ha da poco scoperto alcuni scritti di Heidegger rimasti finora sconosciuti. Sono due brevi saggi, due recensioni, una dichiarazione firmata da alcuni studenti (tra i quali c’è, appunto, Martin), dei resoconti di conferenze e soprattutto cinque articoli con i quali il futuro autore di ‹Essere e tempo› polemizza — scrivendo sul foglio cattolico locale «Heuberger Volksblatt» — contro la rivista liberale edita a Messkirch «Oberbadischer Grenzbote», vero e proprio covo modernista. Saranno esaminati in un saggio di Alberto Anelli («Heidegger e il modernismo») e pubblicati in italiano per la prima volta, con una serie di considerazioni sui nuovi ritrovamenti, sul bimestrale «Humanitas», che nel prossimo numero (in uscita a fine mese) ospita appunto una sezione sul modernismo in Europa, coordinata da Maurilio Guasco. «Humanitas» è pubblicata dalla Morcelliana di Brescia e diretta da Ilario Bertoletti. Che valore hanno tali polemiche giovanili della primavera 1911, quando Heidegger aveva 22 anni? Basta dare un’occhiata ai cinque articoli per rendersi conto che qui c’è la traccia di una svolta epocale che si era dimenticata: in essi è possibile indicare il suo passaggio dalla teologia alla filosofia. Vicino ai valori tradizionali del cattolicesimo, ai gesuiti, contrario ai venti modernisti che in quegli anni spiravano nella Chiesa, apologeta del papato: ecco sommariamente il giovane Martin. Ma c’è altro. Egli trova i mezzi per argomentare contro l’epistemologia che si fa largo nella teologia del primo ’900, contro le contaminazioni tra piano logico e psichico. Nella prima risposta «al filosofo del Grenzbote» (7 aprile 1911), che resta anonimo, Heidegger nota che come lo Stato punisce ciò che minaccia la sua esistenza e il buon costume, allo stesso modo la «Chiesa ha il diritto e il dovere di tutelare i credenti, mettendo in guardia dai pericoli che minacciano fede e morale; può perciò chiedere che i più alti beni dell’uomo possano non venire umiliati, derisi ed esposti al ridicolo da chiunque, in discorsi e scritti, liberamente e senza ostacolo». Tra l’altro, rimanda a un testo del reverendo Heiner, uscito in terza edizione a Mainz nel 1905, dove si difende il Sillabo di Pio IX. Roba da causare, già in quell’epoca, l’orticaria ai liberali (o a coloro che tali si credevano e credono). È ancora Heidegger in questa prima polemica a ricordare all’avversario di conoscere poco e male la logica: «Una cosa è il concetto di tolleranza dogmatica, un’altra quello di tolleranza borghese e un’altra ancora quello di tolleranza statale. In linea di principio, la Chiesa, come custode della verità, deve respingere l’idea secondo cui tutte le religioni sarebbero vere allo stesso modo; infatti c’è solo una verità». Di più: la frase «extra ecclesiam nulla salus» (al di fuori della Chiesa non c’è salvezza), Heidegger sottolinea che «non è enunciazione di fatto, ma un principio. Resta quindi sempre la possibilità di partecipare alla grazia della redenzione per chi si trovi nell’errore senza colpa». Nel secondo scritto polemico (10 aprile), tra l’altro, Heidegger confuta l’idea che le ricerche dei gesuiti siano viziate dalla «non libertà di pensiero», invita l’avversario a leggere bene Kant e nota che con il suo procedere logico «non si dimostra assolutamente nulla». Peccato che il 19 aprile la replica non sia di Martin, giacché l’articolo ricorda l’impossibilità di dimostrare la derivazione dell’uomo dalla scimmia; comunque il terzo colpo è del 17 maggio di quel 1911. In esso sottolinea: «Aspetto a tutt’oggi ancora una risposta alle questioni che ho posto», facendo intendere che tutte le repliche sono di modesto parere, o meglio da «scrittori di mezza tacca». La quarta — 22 maggio — si acutizza sui concetti di conoscenza e dimostrazione; la quinta — il 31 — offre un affondo finale contro il modernismo in senso lato: «È un’affermazione insostenibile quella che identifica l’essenza della dimostrazione con l’esperimento. Dimostrare è una funzione del pensiero che si serve del comprendere, del giudicare e del concludere». Dunque: in questi frammenti c’è un giovane che sta passando alla filosofia. Il suo nome, nel volgere di qualche anno, diventerà centrale per il pensiero. Ancora oggi lo si maledice o lo si ringrazia, ma i conti con lui occorre farli. E tutto è iniziato tirando fendenti ai modernisti.

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Autore e Tesi — Martin Heidegger nasce a Messkirch, nel Baden, in Germania nel 1889. Si laurea in filosofia a Friburgo nel 1913. Nel 1923 ottiene una cattedra a Marburgo, dove insegna fino al 1927, anno in cui pubblica «Essere e Tempo». Nel 1955 si ritira a Todtnauberg, dove vive fino alla morte nel 1976.

Il «Modernismo» fu un movimento di pensiero cattolico di fine ’800 che cercava una conciliazione tra filosofia moderna e teologia. Fu condannato nella enciclica ‹Pascendi Dominici Gregis› di papa Pio X del 1907.
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