2012·12·19 - babylonpost • Tulli·F & Fagioli·M (religione ragione)

Religione e ragione, complici in un delitto imperfetto


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Massimo Fagioli firma “Left 2009”, il nuovo volume de L’Asino d’oro dedicato agli scritti dello psichiatra pubblicati sul settimanale della nuova cultura di Sinistra

• Lo psichiatra Massimo Fagioli (foto di Salvatore Contino)

di Federico Tulli
BabylonPost — 2012/12/19 (mercoledì 19 dicembre 2012)




«Realizzammo una diversità dalla cultura del ’60, ’68. Scomparve la percezione delirante della donna-strega. Comparve l’immagine femminile perché c’era la ricerca di una identità di donna senza scissione tra coscienza e pensiero senza coscienza». Un’opportunità di riflessione, oltre ogni pensiero e luogo comune. ‹Left 2009› è il quarto libro dedicato dalla casa editrice L’Asino d’oro agli articoli che lo psichiatra dell’Analisi collettiva e teorico della nascita umana, Massimo Fagioli, firma ogni settimana dal 2006 sul settimanale ‹left Avvenimenti› (che da quest’anno esce in edicola con ‹L’Unità›), nella sua rubrica “Trasformazione”. Il saggio, composto dai 50 articoli scritti nel 2009, è una summa di intuizioni poetiche e rigorose analisi filosofiche, memorie personali e raffinate elaborazioni di scoperte scientifiche sulla realtà umana, che si intrecciano all’attualità della politica e della cultura. Nella premessa inedita, pubblicata nella calligrafia autografa dell’autore, dal titolo “Immagine di donna”, Fagioli parla della Sinistra, propone la sua idea di Sinistra, da uomo di Sinistra, rifiutando i radicalismi di derivazione sessantottesca e il cosiddetto cattocomunismo e indicando la scoperta della nascita umana come possibile matrice di nuove idealità per la ricerca della libertà e dell’uguaglianza tra gli esseri umani. Superando e sostituendo l’idea illuminista di “fraternitè”, peraltro ereditata dall’ideologia cattolica, con il fine della realizzazione, per ciascuno, della propria identità. «Avevano, certamente, visto il ribelle alla prosopopea vuota della psicoanalisi, avevano sperato di non morire per lo smarrimento che aveva dissolto la mente» scrive ancora Fagioli in premessa riferendosi alle persone che per prime parteciparono all’Analisi collettiva a metà anni ’70. «Avevano, forse, sognato l’abbraccio tra la parola libertà e il termine rivolta. E vidi le reazioni dissociate di fronte al termine identità. Certamente annullarono il termine verbale, distrutto dalla cultura degli anni ’60».

I due grandi nemici di questa realizzazione fondamentale nella vita di ogni singola persona, sono il pensiero religioso e il pensiero razionale. Religione e ragione, virus della malattia mentale che distrugge l’identità umana. «Soltanto arte e genialità si sono ribellati alla razionalità», e ancora, «non è stato mai pensato che le immagini del sogno siano linguaggio», afferma Fagioli rivendicando il rifiuto di quanto la cultura dominante e i media generalisti impongono: «Non pensare ma credere». Come l’autore stesso racconta, a muoverlo fin dall’adolescenza è la ribellione a queste due “R” che hanno sempre negato l’irrazionale, il pensiero senza coscienza, la capacità di elaborare pensieri per immagini, che è una caratteristica esclusiva dell’essere umano e che Fagioli pone alla base della sua Teoria della nascita, secondo la quale la natura umana non è affatto perversa. L’essere umano nasce sano, semmai può diventare distruttivo dopo la nascita e la causa va ricercata nella qualità dei rapporti interumani del primo, decisivo anno di vita. Una realtà umana violenta è in grado di intaccare la vitalità del bimbo inibendo la sua capacità di reazione e rifiuto di un rapporto, ad esempio, privo di reali affetti. Si tratta, scrive Fagioli, di quella «violenza nascosta nella realtà mentale» che può essere affrontata solo se si distingue la differenza radicale tra negazione (credenza in ciò che non è vero) e rifiuto (opposizione e rivolta a ciò che si è visto e conosciuto come non umano).

Le tesi esposte dallo psichiatra in ‹Left 2009› aprono anche nuove possibilità di comprensione sull’inizio e la fine della vita umana, alimentando il dibattito bioetico e sui diritti civili con efficaci antidoti contro le tossine prodotte dall’ideologia cattolica e iniettate nel pensare comune dalla politica asservita ai diktat vaticani, ad esempio, con la legge sul testamento biologico formulata dopo la conclusione della vicenda di Eluana Englaro nel febbraio di quell’anno. «La possibilità di vita non c’è fin dallo zigote. Emerge nel tempo, dopo 24 settimane, quando la sostanza cerebrale può essere stimolata dalla luce perché si è formata la rétina», scrive Fagioli. «La luce, alla nascita, è cosa assolutamente nuova. La luce stimola la rétina ed il cervello inizia la sua attività; inizia la vita… che è “cosa” assolutamente nuova, perché nuovo è il pensiero che sorge dalla realtà biologica». E ancora: «Poi l’idea della morte; un tempo veniva constatata la cessazione del respiro e del battito cardiaco. Quarant’anni fa — osserva l’autore — si scoprì e si stabilì che la morte era la cessazione dell’attività cerebrale dimostrata dall’elettroenecefalogramma piatto. Ed ora è come se il pensiero logico si fermasse. La stessa frase di prima “non c’è più” chiama, è vero, la parola assenza ma questa, a sua volta, blocca il pensiero sulla domanda: qual è la differenza con l’assenza del pensiero prima della nascita? E le parole si legano l’una all’altra e fanno il girotondo. Alla nascita accade che qualcosa che non c’è, poi c’è. Alla morte qualcosa che c’è, poi non c’è. Ed io penso che quel poi, che sembra uguale tra la realtà prima della nascita e la morte, in verità è diverso. La parola assenza è diversa perché la nascita è qualcosa che non c’era ma si realizza poi, dopo l’assenza, perché il cervello inizia a funzionare. Nella morte — conclude Fagioli — l’assenza non ha avvenire, non emergerà più nulla dal corpo perché il cervello ha cessato di funzionare. E la parola biologia, insieme ai termini realtà materiale, riappare, ridendo agli uomini che hanno detto che la mente, non essendo materia, è spirito. Poi piange di fronte alla tragedia della scissione tra mente e corpo. Si dispera perché anche la biologia non sarà mai umana, se non scopre che l’essere umano diviene dalla realtà biologica quando, alla nascita, nel rapporto con l’energia, ovvero la luce, inizia la vita del corpo che è anche mente perché non c’è scissione tra “spirito” e materia».


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ANNOTAZIONI E SPUNTI
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COMMENTO — da completare.

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